La fine dell’anno è sempre un momento particolare. È il periodo in cui tutti facciamo bilanci, fissiamo obiettivi e promettiamo a noi stessi che “l’anno prossimo sarà diverso”.
Negli ultimi anni ho imparato una cosa, sia come consulente finanziario sia come persona: il cambiamento vero non nasce dall’entusiasmo, ma dalla struttura.
Il valore della programmazione
Programmare non significa prevedere tutto. Significa decidere dove voglio andare, anche sapendo che il percorso non sarà lineare.
Nel mio lavoro vedo spesso persone molto intelligenti e capaci bloccate non dalla mancanza di risorse, ma dall’assenza di una direzione chiara. La programmazione è questo: dare un senso alle scelte, collegare il presente a un obiettivo futuro.
Nel 2026 voglio continuare a costruire percorsi, non soluzioni improvvisate. Strategie pensate per durare, non per inseguire il prossimo trend.
La costanza batte il talento (e anche la fortuna)
La costanza è poco affascinante. Non fa rumore, non genera euforia, non promette risultati immediati. Eppure è ciò che, nel tempo, fa davvero la differenza.
Che si parli di risparmio, investimenti, lavoro o crescita personale, ho visto più risultati arrivare da piccole azioni ripetute con disciplina che da grandi scelte isolate.
Nel 2026 voglio continuare a scegliere la costanza: nelle relazioni, nel lavoro, nella formazione, nelle decisioni quotidiane.
Il metodo come antidoto al caos
Viviamo in un mondo che spinge alla reazione continua: notizie, mercati, social, opinioni. Senza metodo si finisce per decidere sull’onda dell’emozione.
Il metodo non è rigidità. È una bussola.
Nel mio lavoro, il metodo serve a togliere rumore, a riportare ordine, a fare scelte coerenti anche quando il contesto è incerto. Nella vita personale non è diverso: avere un metodo significa proteggere il proprio tempo e la propria energia.
Nel 2026 voglio continuare a migliorare il mio metodo, sapendo che non sarà mai “perfetto”, ma sempre evolutivo.
Cosa voglio costruire davvero
Non voglio costruire solo risultati. Voglio costruire serenità, per me e per le persone con cui lavoro.
Voglio essere un consulente che non vende promesse, ma accompagna decisioni. Una persona che ascolta prima di parlare, che osserva prima di agire, che sceglie la qualità rispetto alla quantità.
Il 2026 non sarà l’anno dei colpi di fortuna. Sarà, per me, l’anno in cui continuerò a lavorare su ciò che so fare meglio: programmare, essere costante, applicare un metodo.
Perché è così che si costruisce qualcosa che dura davvero.
Buona fine d’anno a chi mi segue, a chi lavora con me e a chi leggerà queste righe riconoscendosi, anche solo in parte.
Il futuro non si indovina. Si prepara.